La Leishmaniosi è una malattia parassitaria molto diffusa in tutta Italia, tanto da essere considerata endemica nella maggior parte del Paese, e potenzialmente mortale.

Questa malattia è trasmessa principalmente da un insetto ematofago che funge da vettore: il flebotomo.

Anche qui in Calabria, dove le temperature sono particolarmente favorevoli per buona parte dell’anno, la Leishmaniosi colpisce tantissimi cani, molti dei quali possono addirittura rimanerne vittima.

Ad oggi abbiamo a disposizione diverse armi per combattere questa patologia, sia per evitare il contagio attraverso la puntura dell’insetto vettore, che per immunizzare l’animale ed impedire l’evoluzione dell’infezione oppure per curarlo quando ormai la forma clinica ha preso piede.

Se vuoi saperne di più su come proteggere il tuo amico a quattro zampe, continua la lettura di questo articolo nel quale ti spiegheremo i caratteri della malattia, le modalità di infezione e le strategie utili per la prevenzione.

Cos’è e come si trasmette la Leishmaniosi

La Leishmaniosi è una malattia causata da un protozoo, un microscopico organismo parassita, di nome Leishmania infantum.

Questo microorganismo è un parassita intracellulare obbligato che infetta i macrofagi dell’ospite vertebrato.

Fino a qualche decennio fa la leishmaniosi era considerata una patologia tropicale in quanto particolarmente diffusa nella fascia climatica più calda del Pianeta, dove si rendeva (e si rende!) responsabile dell’infezione di molti animali ed esseri umani.

Il termine “infantum”, con il quale viene indicato il patogeno, deriva proprio dal fatto che la Leishmaniosi mieteva numerose vittime soprattutto tra i bambini.

Con l’aumento delle temperature che si è verificato nell’ultimo mezzo secolo e con la diffusione dell’insetto vettore, la Leishmaniosi ha raggiunto anche il nostro Paese dove ormai è considerata endemica.

La principale via di trasmissione è rappresentata dalla puntura dei ditteri ematofagi appartenenti al genere Phlebotomus, del quale esistono moltissime specie.

In Italia, la specie più diffusa è Phlebotomus perniciosus, ma non è l’unica.

È importante sottolineare che solo le femmine del pappatacio possono fungere da veicolo per questa patologia in quanto solo loro, a differenza dei maschi, si nutrono di sangue.

Affinchè un flebotomo trasmetta la Laishmaniosi è necessario che compia un pasto di sangue su un animale o un essere umano infetto, assumendo insieme al nutrimento anche il parassita nella sua forma di amastigote.

All’interno del dittero il protozoo muta nella sua forma promastigote per poi essere reiniettato in un nuovo ospite in occasione delle punture successive.

Oltre al vettore ematofago, il flebotomo per l’appunto, la Leishmaniosi può essere trasmessa anche per altre vie, sebbene molto più raramente: trasfusione di sangue, trapianto di organi e dalla madre al feto attraverso la circolazione placentare.

La Leishmaniosi è una malattia che riguarda solamente il cane?

La risposta a questa domanda è “no”.

È bene fare una distinzione tra “infezione” e “malattia”: si parla di “infezione” quando un essere vivente entra in contatto con l’agente patogeno, mentre per “malattia” si suole indicare tutta quelle serie di manifestazioni che conseguono all’infezione.

In poche parole, non tutti gli animali che contraggono l’infezione sviluppano la malattia.

Il cane è sicuramente una delle specie più sensibili all’infezione e suscettibili alla malattia, proprio per questo moltissimi soggetti che vengono infettati si ammalano e per tale motivo si suole indicare questa patologia più comunemente come Leishmaniosi canina.

Anche il gatto può essere infettato da Leishmania infantum ma si è dimostrato essere molto più resistente rispetto al cane.

Nonostante ciò, negli ultimi anni diverse ricerche hanno dimostrato una elevata sieropositività in gatti, sia di proprietà che di colonia, alcuni dei quali hanno anche sviluppato la malattia manifestando sintomi importanti.

Moltissime specie selvatiche rappresentano un serbatoio per Leishmania infantum, un dato epidemiologico estremamente importante, come ad esempio gli ungulati, la lepre e il coniglio selvatico, il lupo, la volpe e alcuni mustelidi, ma la lista potrebbe essere ancora molto lunga.

Quali sono i cani più a rischio di contrarre la Leishmaniosi?

Tutti i cani sono a rischio quando si parla di Leishmaniosi, ma ve ne sono alcuni che, soprattutto per abitudini di vita, presentano maggiori probabilità di contrarre l’infezione.

Prima di tutto è necessario valutare l’area geografica in cui vive l’animale: se si tratta di una zona endemica, ovvero un luogo in cui la malattia è molto diffusa e nel quale si sono verificati molti casi, il pericolo sarà sicuramente più elevato.

Il flebotomo è un insetto crepuscolare e notturno, pertanto la puntura avviene durante le ore di buio: i cani che vivono all’esterno o che dormono in giardino soprattutto durante la stagione calda sono maggiormente esposti all’attacco dei pappataci, specie  se non protetti adeguatamente con antiparassitari specifici contro questi insetti.

Molta attenzione deve essere posta anche durante le vacanze con il cane al seguito, poichè anche il luogo di villeggiatura potrebbe essere parte di un’area endemica.

I sintomi della leishmaniosi

La Leishmaniosi è una malattia subdola che nella maggior parte dei casi progredisce in maniera lenta ma inesorabile.

Le manifestazioni cutanee sono spesso molto evidenti e marcate e i principali segni clinici sono i seguenti:

  • Desquamazione cutanea con forfora
  • Pelo opaco
  • Alopecia (perdita di pelo)
  • Secchezza e ispessimento della cute (in particolare del naso e dei cuscinetti plantari)
  • Formazione di ulcere
  • Lesioni che tendono a non guarire
  • Crescita abnorme delle unghie

Altri segni clinici che possono presentarsi in corso di Leishmaniosi sono:

  • Dimagrimento
  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Epistassi (perdita di sangue dal naso)
  • Anemia
  • Debolezza
  • Minore tolleranza all’esercizio fisico
  • Zoppia
  • Congiuntivite
  • Polidipsia (aumento della sete)
  • Poliuria (aumento dell’urinazione)
  • Problemi gastro-enterici (vomito, diarrea e diminuzione dell’appetito)
  • Maggiore suscettibilità ad altre infezioni a causa dell’immunodepressione.
Foto 1: un paziente ricoverato per Leishmaniosi

La diagnosi di Leishmaniosi

Per quanto la sintomatologia sia molto suggestiva agli occhi di un Veterinario con esperienza, la diagnosi di Leishmaniosi non può basarsi solamente sul quadro clinico ma necessita di esami di laboratori volti a confermare il sospetto.

Per ottenere una diagnosi certa abbiamo a disposizione diversi strumenti:

  • Esami sierologici: rilevano la presenza degli anticorpi prodotti dall’organismo in seguito all’infezione
  • Esami diretti: rilevano la presenza del parassita (PCR ed esame microscopico).

Presso qualunque struttura veterinaria è possibile eseguire il test rapido, economico, veloce e poco invasivo (necessita solo di qualche goccia di sangue), utile per verificare la positività all’infezione sia in caso di sospetto (animale sintomatico) che come screening (verificare l’assenza dell’infezione in soggetti apparentemente sani).

Come ulteriore accertamento diagnostico, rapido e da effettuare in sede, è possibile eseguire il puntato linfonodale, ovvero una biopsia del linfonodo: osservando il campione al microscopio sarà possibile individuare gli amastigoti di Leishmania infantum presenti al suo interno.

Infine, a completamento dell’iter diagnostico, l’animale potrà essere sottoposto ad ulteriori indagini volte a stadiare la malattia e a verificare le condizioni generali del paziente, come esami del sangue (emocromo, ematobiochimico, elettroforesi, coagulativo, ecc.) ed ecografie.

Foto 2: test rapido – positività alla Leishmaniosi

Curare la Leishmaniosi

Attualmente esistono vari farmaci e diversi protocolli terapeutici per il trattamento della leishmaniosi.

Ottenere la completa eliminazione dell’agente patogeno è molto difficile, pertanto la terapia è volta per lo più a limitare la proliferazione del parassita e a contenere i segni clinici e i danni agli organi interni.

A seconda delle condizioni dell’animale possono rendersi necessarie ulteriori terapie di sostegno e sintomatiche.

Tenere sotto controllo la Leishmaniosi è possibile, ed è quello che i veterinari fanno tutti i giorni, ma la prognosi, ovvero le probabilità di sopravvivenza del cane, dipendono molto dalla tempestività di diagnosi e di intervento e dalla risposta individuale.

La prevenzione: l’arma più importante in nostro possesso per sconfiggere la Leishmaniosi

Per prevenire la Leishmaniosi esistono due strategie che possono essere messe in atto sinergicamente.

Esistono in commercio diversi prodotti antiparassitari, ma è necessario scegliere quelli efficaci contro i flebotomi per ottenere la protezione desiderata.

Meglio affidarsi al consiglio del proprio Veterinario di fiducia nella scelta del prodotto più adatto alle nostre esigenze, prestando attenzione alle modalità di somministrazione e alla posologia (dose e intervallo tra una ripetizione e l’altra).

È inoltre importante ricordare che gli antiparassitari non devono essere usati solo in estate, poiché i flebotomi sono presenti anche in primavera e in autunno e, nelle regioni in cui il clima è più favorevole, anche parte dell’inverno.

La profilassi vaccinale è l’altra grande arma in nostro possesso.

Un tempo il vaccino contro la Leishmaniosi era solamente un sogno ma oggi è una realtà che deve essere presa in seria considerazione.

La funzione del vaccino è quella di stimolare nell’animale una risposta immunitaria protettiva e in grado di contrastare l’infezione, impedendo al parassita di scatenare la malattia.

Tutti i cani, salvo diversa indicazione del Veterinario, sono buoni candidati alla vaccinazione, soprattutto quelli che vivono in zone endemiche, dormono in giardino o viaggiano al seguito del proprietario.

Prima di procedere alla vaccinazione, il Veterinario verificherà le condizioni di salute del paziente ed eseguirà il test sierologico per assicurarsi che non vi sia l’infezione in corso.

Associare la profilassi antiparassitaria a quella vaccinale risulta essere, ad oggi, la migliore strategia per la lotta alla Leishmaniosi, per prevenire l’infezione e la malattia.

La leishmaniosi nell’uomo

La Leishmaniosi è una zoonosi… cosa significa?

Con il termine “zoonosi” si indicano tutte quelle malattie trasmissibili dall’animale all’essere umano.

L’infezione umana non comporta conseguenze nella maggior parte dei casi, ad eccezione di qualche manifestazione cutanea localizzata e il più delle volte autolimitante.

In alcuni pazienti a rischio (ad es. immunodepressi, oncologici, ecc.) la malattia può evolvere nella forma viscerale e potenzialmente mortale.

Anche per l’uomo la trasmissione non avviene in maniera diretta ma sempre attraverso la puntura del flebotomo.

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