Il coniglio può contrarre diverse patologie infettive tra le quali è necessario parlare di due in particolare, vista la contagiosità e la gravità dei sintomi che le caratterizzano: la Mixomatosi e la Malattia Emorragica, malattie virali dall’esito quasi sempre fatale.

In questo articolo affronteremo la Mixomatosi, cercando di spiegare in maniera semplice e diretta quali sono le caratteristiche di questa importante patologia, come riconoscere i sintomi, quali sono i rischi per il tuo coniglio e, soprattutto, come prevenirla.

“Prevenire” è la parola chiave di questa breve trattazione poiché, una volta avvenuta l’infezione, lo sviluppo della malattia in forma grave e letale è l’esito più probabile, soprattutto dal momento che non esistono cure specifiche.

Il virus della Mixomatosi

L’agente eziologico della Mixomatosi è un Orthopoxvirus, per la precisione un Leporipoxvirus del quale esistono vari ceppi con diversa virulenza.

Questo microorganismo, della dimensione di 250-300 x 200-250 nm (nanometri), dotato di un rivestimento esterno detto envelope e un DNA a doppia catena, può infettare sia il coniglio (Oryctolagus cuniculus) domestico che quello selvatico, nei quali è in grado di scatenare la malattia in forma grave e letale, con meno frequenza il minilepre (Sylvilagus floridanus) e la lepre (Lepus spp.) nella quale, però, determina per lo più solamente infezione.

La prima segnalazione di un’epidemia causata da questo virus è avvenuta in Uruguay nel lontano 1896 e successivamente in California nel 1930.

Nel 1950 il virus venne introdotto volontariamente in Australia ed utilizzato come “arma di distruzione di massa” contro le popolazioni di conigli locali, diversi milioni per la verità, poiché si riproducevano in maniera incontrollata e distruggevano i campi coltivati.

Due anni dopo, la Mixomatosi comparve in Europa e nel 1954 giunse anche in Italia, dove tutt’ora è endemica e miete ogni anno numerose vittime tra i conigli, sia da compagnia che d’allevamento, non sottoposti alla vaccinazione.  

Il virus della Mixomatosi è molto resistente nell’ambiente esterno, soprattutto se incluso all’interno di materiale organico.

Come si infetta un coniglio

Questo virus è altamente contagioso ed estremamente diffusibile, il che significa che in caso di focolaio tutti i conigli non vaccinati nel raggio di diversi chilometri sono a rischio di contrarre l’infezione.

Le principali vie di trasmissione accertate sono il contatto diretto tra animale malato e animale sano ma anche quello indiretto, ad esempio attraverso alimenti, gabbie od oggetti contaminati.

Una delle più importanti strategie di diffusione del microorganismo è data dalla possibilità di essere veicolato da vettori ematofagi, ovvero insetti (ad es. zanzare, pulci e pidocchi) o artropodi (ad es. zecche o acari) i quali, una volta entrati in contatto con un animale infetto assumono il virus e possono trasmetterlo a loro volta ad un altro coniglio.

Soprattutto le zanzare devono essere temute in maniera particolare, in quanto sono in grado di spostarsi anche di diversi chilometri, diffondendo così la malattia anche a notevole distanza.

Il coniglio da compagnia, anche se mantenuto al sicuro all’interno delle nostre case, può essere facilmente infettato soprattutto durante la stagione calda ad opera dei ditteri ematofagi alati, in particolare se nelle vicinanze sono presenti conigli selvatici o di allevamento, sia industriale che rurale.

Non a caso, le più grosse epidemie di Mixomatosi si verificano a partire dalla tarda primavera fino all’inizio dell’autunno, ovvero in quei mesi più caldi nei quali gli insetti parassiti sono più numerosi ed attivi.

I sintomi della Mixomatosi

La Mixomatosi può manifestarsi in diverse forme cliniche con decorso più o meno rapido e grave, fortemente influenzato dal ceppo virale (più o meno patogeno).

La forma classica della malattia, quella che si verifica con maggiore frequenza nei conigli non vaccinati, è caratterizzata da un’incubazione (il tempo che intercorre dal contatto con l’agente patogeno e l’insorgenza  dei sintomi) di 3-10 giorni.

Il segno clinico più caratteristico è la comparsa di noduli di varie dimensioni intorno agli occhi, al naso, alla bocca, sul padiglione auricolare e sui genitali.

Questi noduli, i cosiddetti “mixomi”, tendono ad ulcerarsi rilasciando del materiale gelatinoso e ricoprendosi di croste.

Sono molto frequenti le infezioni secondarie che aggravano il quadro clinico.

Di conseguenza, oltre ai noduli il proprietario potrà osservare:

  • Rialzo febbrile (solo nella fase iniziale, successivamente l’animale potrebbe diventare ipotermico)
  • Congiuntivite
  • Gonfiore delle palpebre e occhi chiusi
  • Difficoltà respiratoria
  • Depressione
  • Rifiuto del cibo
  • Dimagrimento
  • Disidratazione

In mancanza di cure, l’esito più frequente è il decesso del coniglio entro una decina di giorni dalla comparsa dei sintomi.

Esiste, poi, la forma classica iperacuta, nella quale il paziente giunge a morte nel giro di pochissimi giorni e, a volte, ben prima della comparsa dei caratteristici mixomi, e la forma classica subacuta o cronica, del tutto simile a quella acuta ma con decorso più lento e mortalità che può sopraggiungere anche a distanza di un mese oppure concludersi con la sopravvivenza dell’animale.

Infine è possibile il verificarsi anche di un’altra forma particolare di Mixomatosi, detta “atipica”, nella quale i segni clinici sono per lo più a carico dell’apparato respiratorio e facilmente confondibili con altre patologie.

Trattandosi di una malattia estremamente contagiosa, il soggetto infetto o malato dovrebbe essere immediatamente isolato e tutti i conigli entrati in contatto con lui devono essere considerati a loro volta infetti.

La diagnosi di Mixomatosi

I segni clinici che si manifestano in corso di Mixomatosi sono estremamente caratteristici, nonostante ciò per la conferma diagnostica sono necessari esami di laboratorio volti ad individuare la presenza del virus (ad es. microscopia elettronica, PCR, isolamento virale e Immunofluorescenza diretta, ecc.) o degli anticorpi prodotti dall’animale a seguito dell’infezione (ad es. ELISA, Fissazione del Complemento e Immunofluorescenza indiretta).

Esiste una cura per la Mixomatosi?

Non esiste una cura specifica per la Mixomatosi del coniglio poiché non vi sono, al momento, farmaci e protocolli terapeutici efficaci contro il virus.

Vista la gravità della malattia e l’elevata contagiosità e mortalità, la Mixomatosi è soggetta al Regolamento di Polizia Veterinaria che ne prevede la denuncia obbligatoria all’autorità sanitaria.

Come si previene: la vaccinazione contro la Mixomatosi

In mancanza di una terapia specifica, l’unica possibilità rimane la vaccinazione.

Esistono diversi tipi di vaccini e, di conseguenza, di protocolli vaccinali.

Presso la Clinica Veterinaria VetLife viene impiegato un vaccino bivalente per l’immunizzazione verso la Mixomatosi e la Malattia Emorragica Virale (MEV1), che può essere somministrato ai conigli a partire dalla 5° settimana di vita e per via sottocutanea.

I richiami successivi vengono eseguiti annualmente.

Primo dell’inoculo del vaccino il coniglio viene sottoposto ad uno scrupoloso esame clinico generale per verificarne le condizioni di salute.

La Mixomatosi e l’uomo: può essere un pericolo?

La Mixomatosi è una patologia specie-specifica, ciò significa che non è in grado di infettare altri animali da compagnia come il cane, il gatto, i roditori o i volatili e, di conseguenza, neanche l’essere umano.

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