La Parvovirosi è una grave malattia di natura virale estremamente contagiosa e molto spesso letale che ogni anno colpisce moltissimi cani, soprattutto i cuccioli, anche qui in Calabria.

Questa patologia può interessare soggetti di qualunque razza, età e sesso con gravi sintomi, soprattutto i cuccioli e gli animali non vaccinati.

Più comunemente nota con il nome di Gastroenterite Virale, questa patologia può essere efficacemente prevenuta con la vaccinazione, il metodo migliore per proteggere i nostri cani.

La causa della Gastroenterite virale

L’agente eziologico della Parvovirosi, ovvero il microorganismo responsabile dell’infezione, è il Canine Parvovirus di tipo 2 (CPV2), un virus di piccole dimensioni al cui interno è presente un singolo filamento di DNA.

Una caratteristica molto importante di questo patogeno è l’essere sprovvisto di envelope, un particolare rivestimento esterno la cui assenza conferisce alla particella virale un’elevata resistenza nell’ambiente esterno, soprattutto quando è incluso all’interno di materiale organico (ad es. feci).

Il Parvovirus canino è conosciuto ormai da quasi cinquanta anni, da quando fece la sua prima comparsa rendendosi responsabile di numerose epidemie in diversi Paesi.

Immediatamente venne identificato come un agente virale appartenente alla famiglia Parvoviridae, probabile mutazione del già ben noto virus della Panleucopenia felina, conosciuto invece fin dall’inizio del secolo.

Il virus felino, a seguito di una delle numerose mutazioni cui questi microorganismi sono soggetti, sarebbe riuscito ad infettare prima i canidi selvatici e successivamente anche il cane domestico.

Il ceppo virale iniziale, il CPV2, ha dato origine, prima di estinguersi, a tre ceppi distinti ma molto simili tra loro (il CPV2a, il CPV2b e il CPV2c), quelli che attualmente risultano essere i responsabili dell’infezione e della malattia in tutto il Mondo.  

Il CPV2 ha come bersaglio le cellule di alcuni tessuti caratterizzati da una elevata attività mitotica, in particolare quelle dei villi intestinali (sia dei giovani che degli adulti)  e, nel cucciolo,  del miocardio (cuore).

Come si trasmette la Parvovirosi?

L’infezione da Parvovirus si trasmette principalmente per via oro-fecale: un animale infetto elimina grandissime quantità di virus attraverso le feci nell’ambiente e gli altri cani si infetteranno ingerendo le particelle virali.

Dal momento dell’infezione, ovvero del contatto con il virus, alla comparsa della sintomatologia trascorrono in genere 3-4 giorni, a volte fino ad una settimana.

Particolarmente a rischio, in questo senso, sono i luoghi pubblici nei quali i cani vengono portati in passeggiata (ad es. parchi e marciapiedi) e le aree urbane o periurbane nelle quali siano presenti randagi o canidi selvatici nonchè le pensioni e i canili.

È sufficiente anche solo un soggetto portatore del virus per scatenare un’epidemia.

Vista l’elevata sopravvivenza di questo microorganismo nell’ambiente, un prato su cui siano state rilasciate delle feci può rimanere infettante per diversi mesi, allo stesso modo un ricovero che non sia stato adeguatamente disinfettato.

I cani a rischio di contrarre l’infezione da Parvovirus

È bene precisare che l’infezione da Parvovirus può interessare tutti i cani, di qualunque sesso, età o razza, sia vaccinati che non.

Il cane vaccinato che abbia sviluppato una buona risposta anticorpale può comunque contrarre l’infezione, ma il suo organismo affronterà e sconfiggerà l’agente patogeno prima che questo possa scatenare la malattia in forma grave e letale.

Al contrario, il soggetto non vaccinato, e perciò senza protezione anticorpale specifica, sarà privo di difese e in balia del virus, svilupperà la malattia in forma acuta e grave con sintomi devastanti.

I cuccioli e i cani appartenenti ad alcune razze particolarmente recettive, come ad esempio il Pastore Tedesco, il Labrador e il Rottweiler, sono ancora più a rischio.

L’acquisto o l’adozione di un nuovo cane non vaccinato o in fase di incubazione della malattia rappresenta un ulteriore situazione di rischio per quelli già presenti che non siano stati a loro volta immunizzati.

Particolare attenzione deve essere posta verso i cuccioli provenienti da allevamenti che non rispettano le norme igienico-sanitarie, dal commercio e dall’importazione illegale dall’estero, poiché non soggetti ai debiti controlli.

I sintomi della Parvovirosi

Come abbiamo accennato in precedenza, gli organi bersaglio del Parvovirus sono soprattutto il miocardio e i villi intestinali, pertanto la sintomatologia che ne deriverà sarà per lo più conseguenza di lesioni a questo livello.

I danni al miocardio, che si verificano solamente nei cuccioli di poche settimane, sono oggi un reperto piuttosto raro grazie all’immunità trasmessa dalle madri vaccinate ai piccoli.

Gli anticorpi colostrali, però, vanno via via diminuendo lasciando il cagnolino privo di protezione e dunque attaccabile dal virus a livello intestinale, a meno che non si intervenga con la vaccinazione al momento giusto.

Pertanto, i principali segni clinici saranno i seguenti, tutti riferibili a lesioni a carico della mucosa intestinale:

  • Vomito: sempre presente con numerosi episodi nell’arco della giornata
  • Diarrea: frequente ma non sempre presente, il più delle volte acquosa, scura e maleodorante
  • Disidratazione: conseguente alla perdita di liquidi con il vomito e con la diarrea ma anche effetto del minore assorbimento di acqua a livello della mucosa danneggiata
  • Depressione e debolezza
  • Anoressia (rifiuto del cibo)
  • Febbre: non sempre presente, in alcuni casi compare ipotermia

Coma e morte sono l’epilogo di questa sintomatologia, evenienza molto frequente nei soggetti non sottoposti a ricovero e cure veterinarie.

Il quadro clinico in corso di Parvovirosi è piuttosto caratteristico, sebbene i segni clinici non siano specifici e necessitano pertanto di ulteriori approfondimenti per ottenere una diagnosi certa.

La visita dal veterinario, il ricovero e le terapie

La Parvovirosi è una malattia altamente contagiosa caratterizzata da un elevatissimo tasso di mortalità nei cani non vaccinati.

Come regola generale, qualunque segno di alterazione nello stato di salute dell’animale deve spingere il proprietario a condurlo a visita.

Nel caso della Parvovirosi, la cui evoluzione è di solito piuttosto rapida, è indispensabile rivolgersi al proprio veterinario di fiducia alla comparsa dei primi sintomi.

Il veterinario, dal canto suo, procederà immediatamente con una visita generale accurata seguita, a seconda della necessità, da analisi del sangue (emocromo e ematobiochimico) e, in caso di sospetto, ulteriori test di laboratorio volti alla conferma del sospetto diagnostico.

Esiste la possibilità di eseguire un test rapido direttamente presso la Clinica, oppure inviare il campione di sangue ad un laboratorio esterno per l’esecuzione della sierologia o della biologia molecolare (PCR o RT-PCR), procedure che richiedono più tempo.

Test rapido per la dignosi della Parvovirosi: positività

Vista la gravità del problema, le strutture più grandi che ne abbiano la possibilità procedono al ricovero dell’animale per la somministrazione di fluidi in infusione continua, indispensabili per contrastare lo stato di disidratazione.

Le terapie del caso sono in genere sintomatiche e volte in particolare a contrastare la diarrea, il vomito ed eventuali sovrainfezioni batteriche.

Avere a disposizione una degenza per gli infettivi e personale dedicato in grado di seguire il paziente 24 ore su 24 può fare la differenza tra la vita e la morte dell’animale.

Cane ricoverato e sottoposto alla fluidoterapia con pompa ad infusione

 

Vaccinare contro la Parvovirosi vuol dire prevenire

Nonostante le cure e il ricovero, molti pazienti non riescono a superare la malattia, soprattutto i cuccioli, e giungono a morte per disidratazione.

La forma più efficace di prevenzione per la Gastroenterite Virale Canina è la vaccinazione.

Come abbiamo accennato in precedenza, gli anticorpi materni assunti con il colostro proteggono i piccoli per le prime settimane, ma tendono via via a diminuire.

Al di sotto di un certo limite, che viene raggiunto solitamente tra il primo ed il secondo mese di vita, il livello di protezione si abbassa notevolmente e deve essere rimpiazzato dalla produzione autonoma di anticorpi specifici.

È qui che entra in gioco il vaccino!
Purtroppo esiste un periodo finestra, non facilmente individuabile, all’interno del quale l’immunità passiva ostacola l’instaurarsi di quella attiva, pertanto al fine di rendere efficace e protettiva la vaccinazione è necessario procedere alla somministrazione del presidio immunizzante più volte.

Il primo intervento viene eseguito, di solito, tra le 6 e le 8 settimane di vita del cucciolo, con ulteriori somministrazioni ogni 2-4 settimane fino al raggiungimento delle 16 settimane di vita, momento in cui l’immunità contro questa malattia si considera raggiunta.

I richiami vaccinali successivi vengono pianificati dal veterinario in funzione del rischio cui il cane è sottoposto e delle altre vaccinazioni cui verrà sottoposto.

È importante ricordare che la vaccinazione è un atto medico e pertanto deve essere eseguita esclusivamente da un Veterinario iscritto all’Ordine Provinciale.

Vaccinare il proprio cane in maniera “fai da te”, oltre a configurarsi come abuso di professione sanitaria, comporta anche innumerevoli rischi, soprattutto quello di non proteggere adeguatamente il proprio pet.

Presso la Clinica Veterinaria Vetlife di Cosenza vengono seguite le linee guida per la vaccinazione indicate dal WSAVA (World Small Animal Veterinary Association).

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